Un po' di storia

Il cammino dell'Alpinismo Giovanile dalle origini ad oggi

Relazione presentata al 5° Congresso Accompagnatori di Brisighella il 2 giugno 1996

La nascita dell'Alpinismo Giovanile del Club Alpino Italiano é probabilmente immediatamente successiva alla fondazione del nostro sodalizio. E' possibile che già nelle giornate che seguirono qualche socio abbia pensato di accompagnare in montagna il figlio o il nipote iniziando inconsapevolmente quella attività che noi oggi proseguiamo con tanto entusiasmo. 

Devono però trascorrere quasi trent'anni per avere il primo riscontro di un impegno ufficiale del CAI rivolto ai giovani. E' infatti la sezione di Biella la prima a raccogliere l'invito espresso nel 1891 dal congresso di Palermo, in cui si stimolava a promuovere gite scolastiche in montagna. CosÏ, nel 1892, viene organizzata la prima carovana scolastica che ha il grande merito di essere sostenuta ed accompagnata da relazioni e ricca bibliografia. 

L'opera dei biellesi (in primis di Vittorio Sella e di Vallino) viene ben presto ripresa e ampliata dalla sezione di Lecco, per merito del professor Mario Cermenati che riattiva i rapporti col Ministero della Pubblica Istruzione e, nel 1898, organizza a Roma (per incarico del Ministero stesso) un convegno sul tema L'Alpinismo e la scuola. Egli, nella sua relazione, chiede sostegno e collaborazione alle famiglie e ai capi d'istituto invitando infine il ministero a stabilire seri programmi di igiene ed educazione fisica, nonché a rendere annualmente obbligatorie due uscite scolastiche in montagna da realizzarsi in collaborazione tra il CAI e la Scuola. In conclusione afferma che l'alpinismo giovanile ha il valore di essere il miglior metodo di educazione fisica, morale, intellettuale. 

Giulio Brocherel, nel 1898, riferendosi alle carovane scolastiche scriveva nel suo libro "Alpinismo":Non sono una creazione nuova come alcuni potrebbero supporre; é da più di sessant'anni che si praticano . Solamente, da principio, erano fatti isolati che passavano inosservati; ora invece sono più noti perché si fanno su scala larga che andrà, col tempo, ognor più aumentandosi, man mano, che la loro opportuna utilità si farà breccia nella opinione pubblica. Sono riferimenti che richiamano gli anni a cavallo del 1840 in cui in Europa, sin da allora, c'era una significativa volontà ed un crescente interesse ad indirizzare i giovani verso il mondo alpino. 

Nei primi anni di questo secolo, degne di menzione sono le colonie alpine organizzate dalla sezione di Genova che si preoccupa di accompagnare in montagna ragazzi di famiglie disagiate e una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione in cui si ordina che un giorno al mese venga dedicato dai gruppi scolastici ad una salutare passeggiata, la cosiddetta gita della salute

Nel 1913, in occasione del cinquantesimo di fondazione, il CAI organizza il Congresso sulla vetta del Gran Paradiso. Tra i 163 partecipanti, anche un gruppo di 20 giovani. 
Del periodo fra le due guerre le informazioni sono scarse e frammentarie, ma l'attività giovanile é stata notevole. 

Negli anni '50 molte sezioni cominciano a riorganizzarsi formando al loro interno commissioni e gruppi stabili di Alpinismo Giovanile. Poiché il rapporto con il mondo scolastico riveste sempre particolare importanza, alcuni decidono di darsi la denominazione di ESCAI: Escursionismo Scolastico del Club Alpino Italiano. Qualcun'altro considerandolo, a mio avviso erroneamente, limitativo sostituirà in seguito l'aggettivo scolastico con studentesco
Per altri invece la sigla ESCAI é nient'altro che l'estrapolazione delle iniziali delle cinque parole latine: Excelsior Semper Colunt Ascendere Iuvenes: i giovani desiderano salire sempre più in alto. Frase ricca di significato se si considera rivolta a un mondo giovanile sempre bramoso di novità e nuove esperienze. 

Siamo agli inizi degli anni sessanta, e si avverte la necessità di mettere un po' d'ordine tanto che il Consiglio centrale nomina la prima Commissione centrale di Alpinismo Giovanile alla cui guida viene eletto Bruno Credaro di Sondrio. A lui succede una delle figure di spicco nella storia dell'AG: Carlo Pettenati di Roma e, in seguito, Guido Sala, Fulvio Gramegna e, oggi, Maria Angela Gervasoni. 

E' sotto la presidenza Sala che l'AG iniziò quel salto di qualità che lo porterà ai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Nasce in quegli anni la figura dell'Accompagnatore. Alcuni convegni organizzano i primi corsi di formazione trovando adesioni entusiaste in coloro che da anni operano per i giovani nelle loro sezioni. 

Tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta sono molto attive le Commissioni periferiche con un cenno particolare alla propositività di quella Lombarda e Veneto-Friulano-Giuliana sempre alla ricerca di una regolamentazione nazionale che identifichi in maniera chiara lo spirito dell'AG. 

Come spesso accade quando si parte da zero e c'é tanta voglia di lavorare diverse ideologie portano anche a contrasti accesi. Chi vorrebbe l'accompagnatore come un tecnico di provata esperienza alpinistica in possesso dei requisiti espressi dai corsi delle scuole di alpinismo; altri lo vedrebbero piuttosto come un educatore, un individuo capace di prendere per mano i ragazzini e condurli alla maturità proponendo, in questo cammino, l'ambiente montano quale mezzo per la loro formazione. Si capisce che le due opinioni non possono essere separate poiché in montagna va garantita la sicurezza e non si può prescindere dall'aspetto educativo rivolgendosi a ragazzi di una fascia di età determinante nella formazione della loro personalità. E' il 1984 l'anno in cui il Consiglio Centrale approva il regolamento quadro degli Organi tecnici centrali, ufficializzando cosÏ la costituzione della Commissione centrale di Alpinismo Giovanile ed i rapporti della stessa con le sei commissioni periferiche. 

Gli obiettivi da raggiungere sono molteplici ed un valido aiuto viene dalla Commissione Lombarda con la presentazione di una bozza di un progetto dal titolo Progetto Educativo con il quale si vuole dare una connotazione precisa alla presenza del CAI fra i giovani e chiarire, in modo inequivocabile, ruolo e compiti dell'Alpinismo Giovanile del Club Alpino Italiano. E' uno studio ben fatto tanto che la CCAG, apportando alcune modifiche, lo fa proprio. Sull'argomento vengono interpellati gli Organi tecnici periferici che, a loro volta, forniscono suggerimenti preziosi. 

Finalmente nel 1988 il documento diviene operante dopo essere stato approvato dal Consiglio Centrale. Nello stesso ambito si collega, nel 1992, il Progetto per la scuola che pone le basi di un concreto rapporto di collaborazione fra CAI e scuola nel rispetto dei reciproci ruoli. 

Gli anni novanta sono ormai storia recente ed oggi l'alpinismo giovanile del CAI é una stupenda realtà. Più di seicento accompagnatori operano su tutto il territorio nazionale con volontà ed entusiasmo, convinti degli indirizzi proposti e consapevoli di essere nella direzione giusta. Ma l'Alpinismo Giovanile vive anche una grande contraddizione, quella di essere nato tanti, tantissimi anni orsono eppure di essere ancora tanto giovane. 

Vi ho solo accennato qualche data che mi permetto di ricordarvi: la costituzione della CCAG nel 1984; il Progetto Educativo nel 1988; il Progetto per la scuola, nel 1992; solo ieri. Se consideriamo che quest'anno si svolgerà appena il 3° corso per Accompagnatori nazionali, che nel 1995 abbiamo seguito solamente il 4° corso di aggiornamento e che le commissioni periferiche organizzano chi il 5° chi il 7° corso di formazione si ha l'idea di quanto siamo giovani. Come tutti i giovani dobbiamo crescere e stiamo crescendo bene ma abbiamo ancora un sacco di lavoro da sbrigare. 

Oggi, qui a Brisighella, ospiti della simpatica sezione di Faenza, alla quale formulo i più sinceri auguri, ci troviamo per esaminare e discutere, ancora una volta, dei corsi di formazione per accompagnatori e dei corsi di Alpinismo Giovanile. Lo facciamo perché sappiamo che ci sono tante cose da rivedere e lo possiamo fare perché, in questi pochi anni, grazie al grande contributo dato da voi tutti nell'organizzazione di corsi, gite, manifestazioni culturali, nei rapporti con le scuole, disponiamo di una serie di dati sui quali possiamo riflettere. Di ciò, consentitemi di ringraziare il neo eletto Vicepresidente generale Luigi Rava che, nel suo ruolo di referente presso l'OTC ha saputo, con certosina pazienza, raccogliere e mettere insieme le moltissime notizie ricevute. 

Oltre a questi un terzo argomento occuperà la nostra giornata ed é l'ipotesi di costituzione di una Scuola centrale di Alpinismo Giovanile. Un traguardo un tempo inimmaginabile ma da anni all'attenzione della CCAG per poter pervenire finalmente a quella uniformità da tutti auspicata. 

Quindi lo striscione sotto il quale stiamo transitando non é, come forse qualcuno si illudeva, quello del traguardo ma é ancora quello della partenza. La strada é segnata e non é nemmeno in salita ma è lunga e la dobbiamo percorrere tutti insieme portando ognuno il proprio contributo con pazienza e con modestia, consapevoli di operare solo ed esclusivamente per il bene di coloro che nel progetto educativo sono i protagonisti: i giovani. 

Gianpaolo Covelli - ANAG

Riepilogo cronologico

1833-42 il ginevrino Rodolfo Toppfer 
1856 il Collegio nazionale di Torino 
1863 nasce il CAI 
1889 interessamento del Ministero PI 
1891 Congresso CAI a Palermo 
1892 Biella: prime carovane scolastiche 
1892 Lecco: professor Mario Cermenati 
1898 Convegno a Roma L'Alpinismo e la Scuola 
1900 Genova: prime colonie alpine 
1910 circolare MPI - gita della salute (1 al mese) 
1913 cinquantenario del CAI - 20 giovani sul Gran Paradiso 
1952 prima commissione centrale 
1983 costituzione CCAG 
1988 Progetto Educativo 
1990 1° corso per Accompagnatori Nazionali 
1992 Progetto per la Scuola  

Commissione Regionale Lombarda di Alpinismo Giovanile.